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Saggio sugli impianti protoindustriali nel territorio celanese (XIV – XX secolo)


Autore:
Diego Pestilli

Anno:
1998

Casa Editrice:
Litotipografia Valleverde

Cenni sull’assetto storico ed economico dello Stato di Celano – Diego Pestilli

L’attività produttiva degli impianti protoindustriali di Celano, quali i Mulini feudali, la Gualchiera, la Cartiera, la Conceria, la Corderia dei budelli, ed infine le Pinciàrie e Calchère è strettamente connessa alle vicende storiche ed economiche della Contea a partire dalla fine del XIV secolo, periodo in cui alcune fonti storiche, le più antiche in nostro possesso, testimoniano la presenza e il funzionamento di alcuni mulini bannali.
I feudatari della Contea nell’ultimo scorcio del XIV secolo erano i Berardi che amministravano un ampio territorio comprendente oltre ai paesi rivieraschi del lago del Fucino, anche la Valle Roveto, quella Subequana, la Baronia di Carapelle, nonché molti tenimenti lungo la valle del Liri e in Capitanata. Dopo la reggenza dei Berardi e una breve parentesi dei Colonna, nel 1591 i Piccolomini vendettero la Contea di Celano a Camilla Peretti appartenente ad una nobile famiglia romana.
Da questo momento la Contea sarà oggetto di una serie di controversie che sanciranno, a causa dei gravi debiti contratti dai loro signori e il ricorso alla necessità di vendere i beni, il susseguirsi di numerose famiglie soprattutto del patriziato romano. Dopo i Peretti il feudo passò ai Savelli, in seguito agli Sforza-Cesarini e successivamente agli Sforza-Cabrera-Bovadilla. Dopo l’abolizione dei feudi (1806) i beni verranno amministrati per tre quarti dal Marchese Claudio Arezzo e per il resto dalla famiglia De’ Torres-Dragonetti. Le molteplici successioni che si sono verificate nella gestione della Contea sono sintomatiche dello sfruttamento di quest’ultima, come serbatoio di donazioni e ricompense da parte dei feudatari che utilizzavano questi territori come sacche di dominio feudale a matrice latifondistica.
La Contea di Celano risentì fortemente di una gestione economica feudale orientata verso una produzione che assolveva quasi esclusivamente al fabbisogno quotidiano, tralasciando una politica di più ampio respiro. Pur possedendo una vocazione preminentemente pastorale e controllando i settori della pesca e della molitura, la Contea probabilmente non ottimizzò queste potenzialità economiche e commerciale che invece utilizzarono in larga scala L’Aquila e Sulmona.
In quest’ottica bisogna valutare lo stanziamento e l’evoluzione del complesso artigianale protoindustriale di Celano che testimonia questo processo, imperante nell’economia feudale. Gli impianti furono ubicati in una località fuori dalle mura medievali del  paese che si prestava particolarmente a questo tipo di industria, che per sussistere aveva bisogno di forza motriche generata in questo caso dalle acque di una sorgente denominata Fontegrande e formarono a partire dal XIV secolo fina alla fine del XIX, un polo di medio artigianato che costituì l’entrata fiscale più importante del feudo insieme alla pesca e alla pastorizia. Questa realtà, se messa in correlazione con i  grandi nodi urbani dell’area aquilana e di quella peligna, assunse un’importanza ancora maggiore perché riuscì a mantenere un certo grado di autonomia che le permise di non essere assorbita nell’orbita delle grandi potenze commerciali dell’Aquila e Sulmona, diventando quasi un contraltare economico.
Il fulcro primitivo di questo nucleo protoindustriale era costituito dai mulini ad acqua, industria fondamentale di trasformazione per Celano che, a differenza degli altri borghi rivieraschi (Ortucchio, Luco dei Marsi, Trasacco, Avezzano), disponeva di un’ampia fascia territoriale coltivabile, che dalle falde del Monte Tino, si estendeva fino alle sponde del lago del Fucino. I mulini censiti nell’arco di tempo preso in esame (XIV – XIX secolo) sono dieci; di questi solamente alcuni sono sopravvissuti, anche se in pessime condizioni, fino ai nostri giorni.
Di particolare interesse è la fondazione della Cartiera che con la sua presenza si inserisce tra quelle di Vetoio, Tempera e Sulmona, quasi a spezzare una supremazia in un settore così dinamico e importante come quello della produzione della carta, sottraendo al loro controllo una vasta area di utenti come la Marsica. L’edificazione della Cartiera di Celano, collocabile presumibilmente in un periodo storico abbastanza tardo (metà del secolo XVII), non impedì alle maestranze locali di monopolizzare nel ‘700 con la famiglia Di Renzo, i cui componenti furono abili cartai per diverse generazioni, non solo il mercato locale ma anche quello regionale.
Questo tipo di industria sopravvisse nell’area marsicana fino alla seconda metà del XIX secolo, momento in cui il prosciugamento del lago del Fucino provocò un tracollo economico, culturale e sociale, determinando, grazie alla possibilità di sfruttare migliaia di ettari di fertilissimo terreno, un sovvertimento nell’economia che privilegiava le nuove colture e le innumerevoli industrie di trasformazione dei prodotti agricoli che ne derivarono.

Alcuni esempi di filigrane impresse sulla carta prodotta a Celano