William Turner e l’acquerello del Monte Velino

La Tate Britain ospita la più grande collezione di opere di Joseph Mallord William Turner (1775–1851). Descritto come il “padre dell’arte moderna” da John Ruskin, Turner ha spesso scioccato i suoi contemporanei con la sua pennellata e la sua vibrante tavolozza di colori, distinguendosi da qualsiasi altro artista dell’epoca. Nella Prints and Drawing Room della Tate Gallery è possibile ammirare questo acquerello della Campagna Romana realizzato da Turner nel 1819, dove si vede, in lontananza, il Monte Velino. La scheda che segue è stata curata da Nicola Moorby, storica dell’arte specializzata in arte britannica del diciannovesimo secolo.

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Joseph Mallord William Turner – The Roman Campagna, East of the City, with Monte Velino in the Distance – Tate Modern Gallery. Image released under Creative Commons CC-BY-NC-ND (3.0 Unported)

Numerosi studi provenienti dal quaderno Naples: Rome C. Studies mostrano varie vedute della Campagna Romana, la zona rurale che circonda la periferia della Città Eterna. Questa è una delle sei composizioni in cui Turner ha realizzato il paesaggio utilizzando l’acquerello. Thomas Ashby ha identificato questa veduta osservando, a est, le montagne appenniniche in lontananza da una zona fuori Porta San Lorenzo, nella parte nord-orientale della città. Le vette innevate visibili al centro sono le triple cime del Monte Velino, una delle montagne più alte dell’Italia centrale, a circa sessanta miglia da Roma, sopra Avezzano e il Lago del Fucino. Quello a sinistra è il Monte Gennaro e all’estrema sinistra si vede il Monte Terminillo sopra Rieti. Proprio a destra dello spazio aperto sotto il Monte Velino c’è una serie di punti chiari che indicano la posizione di Tivoli con le colline che si innalzano sopra Subiaco, mentre all’estrema destra c’è la cresta rocciosa del Monte Guadagnolo. Il primo piano e l’immediato panorama sono dominati dalla pianura vuota della campagna, senza soggetti di rilievo, fatta eccezione per una serie di piccole torri o rovine bianche, e la sottile presenza di un fiume che scorre. In un punto del disegno un pennacchio di fumo bianco sembra suggerire la presenza umana in un paesaggio altrimenti deserto. 

Ulteriori studi sulla Campagna risalenti al tour italiano di Turner del 1819 si possono trovare nel quaderno di San Pietro e in tutto il quaderno Small Roman C. Studies. Nel diciannovesimo secolo l’esplorazione dei dintorni della città era diventata parte dell’esperienza romana tanto quanto la sua architettura e i suoi monumenti. Le incursioni di Turner nella Campagna seguirono una lunga tradizione artistica inaugurata nel diciassettesimo secolo da Claude Lorrain (circa 1600-1682) e Nicolas Poussin (1594-1665). È risaputo che i due maestri francesi fecero numerose escursioni per realizzare i loro disegni lungo le rive del Tevere, a nord della città; per questo motivo la zona tra Porta del Popolo e Ponte Molle (Ponte Milvio ndT), si era affermata come la “Promenade de Poussin”. Turner, in particolare, ammirava il lavoro di Claude Lorrain, i cui dipinti, come The Roman Campagna realizzati intorno al 1639 (Metropolitan Museum of Art, New York), combinavano motivi studiati sul posto con una visione idealizzata del paesaggio.

Nel corso del diciottesimo e del diciannovesimo secolo, gli artisti alla ricerca di un autentico paesaggio italiano continuarono a imitare i loro predecessori nel modo di disegnare e dipingere la Campagna; durante gli anni ’20 del 1800 una piccola cerchia europea iniziò a concentrarsi sulla pittura all’aria aperta. A differenza dei precedenti artisti topografici, che avevano focalizzato la loro rappresentazione della Campagna su specifici punti di riferimento, i pittori en plein air del diciannovesimo secolo, come Jean-Baptiste-Camille Corot (1796–1875) e i suoi contemporanei, svilupparono un nuovo approccio, basato sull’osservazione empirica. Lavorando direttamente nella natura, realizzarono vedute panoramiche di vasti spazi sterili, deserti, ad eccezione di colline lontane e rovine isolate che servivano per enfatizzare il grande vuoto del terreno.

Gli studi di Turner con l’acquerello nella Campagna hanno una serie di somiglianze pittoriche con il lavoro di questi artisti en plein air. I paesaggi che ritrae sono spesso ampi, aperti, privi di figure, in cui il punto focale principale è fornito da un fiume sinuoso, da catene montuose lontane o da antiche strutture solitarie. Un approccio simile è presente anche nell’ampia distesa di cielo e sugli effetti transitori della luce. Eppure non ci sono prove che l’artista abbia effettivamente dipinto all’aria aperta durante il suo periodo in Italia. Diverse fonti contemporanee testimoniano che la sua preferenza era quella di disegnare sul posto e, successivamente, di colorare al chiuso, lontano dal soggetto, dal momento che impiegava “troppo tempo per colorare all’aperto” e “poteva realizzare 15 o 16 schizzi a matita invece di realizzarne solo uno colorato”. Stranamente in questo lavoro non sembra esserci alcun disegno a matita. Turner, infatti, ha creato dei bordi chiari con un’attenta applicazione dell’acquerello, come nel caso del profilo delle montagne. L’uso del blu per descrivere le cime lontane ricorda la prospettiva aerea dei paesaggi di Claude Lorrain. In primo piano, l’effetto materico di aspre collinette erbose è stato ottenuto manipolando la vernice bagnata con le dita e le impronte digitali sono visibili in diversi punti. Turner ha anche ripassato alcune aree di vernice bagnata, probabilmente con l’estremità del pennello, per creare linee dinamiche più chiare.

Nicola Moorby, ‘The Roman Campagna, East of the City, with Monte Velino in the Distance 1819 di Joseph Mallord William Turner’, scheda del catalogo, Marzo 2009, in David Blayney Brown (ed.), J.M.W. Turner: Sketchbooks, Drawings and Watercolours, Tate Research Publication, Dicembre 2012

Traduzione a cura della Piccola biblioteca marsicana

Fonti e testo originale:
Tate Modern Gallery (LINK)