Thesaurus 15

Un trittico pastorale

Nelle collezioni del Centre national des arts plastiques di Parigi è conservato un trittico di Victor-Oscar Guétin datato 1906 e intitolato “Berger des Abruzzes” (Pastori degli Abruzzi).

Dalle informazioni raccolte in rete sulla biografia di Guétin (1872-1916) scopriamo che dal 1898 partecipò a numerosi concorsi organizzati dalla Scuola di Belle Arti di Parigi, tra cui il Prix de Rome nel 1902, premio che gli consentì di soggiornare presso Villa Medici, sede dell’Accademia di Francia a Roma, per tre anni. Ed è molto probabile che grazie a questa esperienza in Italia entrò in contatto con i soggetti e gli scenari dell’Abruzzo.

Le scene sul lato destro e sinistro offrono uno sguardo sulla solitudine del pastore, sulle lunghe ore trascorse ad osservare il gregge in lontananza, poggiato al bastone, e durante il raduno dei capi, con annessa conta. Ed è proprio contemplando le tele laterali del trittico che la scena centrale assume ancora più forza e significato. Il pittore ci lascia contemplare un momento di ritrovo dei pastori presso uno stazzo di pietra. Alcuni di loro stanno mungendo le bestie, ci si appresta a preparare il formaggio. Sulla cima delle montagne è ben visibile la neve, intuiamo l’aria fredda che si scontra con il tepore attorno al grande paiolo sul fuoco.  

Guardando quest’opera viene da chiedersi se l’artista avesse avuto modo di conoscere la poesia “I Pastori” di Gabriele d’Annunzio, pubblicata pochi anni prima, nel 1903, i cui versi immortali sembrano posarsi leggeri sulle immagini. A sinistra riconosciamo subito la verga d’avellano, fresca di taglio, a destra l’erbal fiume silente in cui il pastore è immerso, e al centro una conversazione intima e sincera a cui vorremmo partecipare anche noi, lasciandoci con un sospiro e un desiderio: “Ah perchè non son io co’ miei pastori?”